03_Ma voi chi dite che io sia?

31 gennaio 2020

 Ma voi chi dite che io sia?

Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. (Matteo 16,15-20)

Ma voi, chi dite che io sia? (Mc 8,27) – è posta esattamente al centro, al cuore del Vangelo di Marco. E’ infatti un punto fondamentale: chi è Gesù per te? Che esperienza hai di Lui? Da qui inizia la fede, ovvero l’avere una relazione con Dio, di amicizia, di amore, di disponibilità e di ascolto. Non chiede una definizione astratta, ma il coinvolgimento personale di ciascuno: “ma voi…”. Come dicesse: non voglio cose per sentito dire, ma un’esperienza di vita. Che cosa ti è successo, quando mi hai incontrato? E qui ognuno è chiamato a dare la sua risposta. Ognuno dovrebbe chiudere tutti i libri e catechismi, e aprire la vita. E’ in gioco lo spazio che Cristo occupa in me, nei pensieri, nelle parole, nella giornata. Il cuore che mi ha preso. Si può così riformulare: quanto valgo per te? Quanto sei disposto a giocarti per me e per le mie parole? Sei disposto a impegnare i pensieri e i sentimenti? Le scelte? Le speranze?

Suor Emanuela Giordano, Suore Carmelitane di Firenze

 

Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. Silenzio, solitudine, preghiera: è un momento carico della più grande intimità per questo piccolo gruppo di uomini. E i discepoli erano con lui… Intimità tra loro e con Dio. È una di quelle ore speciali in cui l’amore si fa come tangibile, lo senti sopra, sotto, intorno a te, come un manto luminoso; momenti in cui ti senti «docile fibra dell’universo» (Ungaretti).

In quest’ora importante, Gesù pone una domanda decisiva, qualcosa da cui poi dipenderà tutto: fede, scelte, vita… ma voi, chi dite che io sia? Gesù usa il metodo delle domande per far crescere i suoi amici. Le sue domande sono scintille che accendono qualcosa, che mettono in moto cammini e crescite. Gesù vuole i suoi poeti e pensatori della vita. «La differenza profonda tra gli uomini non è tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti» (Carlo Maria Martini)

Non andare via, Signore 

Quando trovi chiusa 

la porta del mio cuore, 

abbattila ed entra: 

non andare via, Signore. 

Quando le corde della mia chitarra 

dimenticano il tuo nome, 

ti prego, aspetta: 

non andare via, Signore. 

Quando il tuo richiamo 

non rompe il mio torpore, 

folgorami con il tuo dolore: 

non andare via, Signore. 

Quando faccio sedere altri 

sul tuo trono, 

o re della mia vita: 

non andare via, Signore.

Rabindranath Tagore

La domanda inizia con un “ma”, ma voi, una avversativa, quasi in opposizione a ciò che dice la gente. Non accontentatevi di una fede “per sentito dire”, per tradizione. Ma voi, voi con le barche abbandonate, voi che avete camminato con me per tre anni, voi miei amici, che ho scelto a uno a uno, chi sono io per voi? E lo chiede lì, dentro il grembo caldo dell’amicizia, sotto la cupola d’oro della preghiera.

Una domanda che è il cuore pulsante della fede: chi sono io per te? 

Non cerca parole, Gesù, cerca persone; non definizioni di sé ma coinvolgimenti con sé: che cosa ti è successo quando mi hai incontrato? Assomiglia alle domande che si fanno gli innamorati: quanto posto ho nella tua vita, quanto conto per te?

E l’altro risponde: tu sei la mia vita. Sei la mia donna, il mio uomo, il mio amore. 

Gesù non ha bisogno della opinione di Pietro per avere informazioni, per sapere se è più bravo dei profeti di prima, ma per sapere se Pietro è innamorato, se gli ha aperto il cuore. Cristo è vivo, solo se è vivo dentro di noi. Il nostro cuore può essere la culla o la tomba di Dio. Può fare grande o piccolo l’Immenso. Perché l’Infinito è grande o piccolo nella misura in cui tu gli fai spazio in te, gli dai tempo e cuore. Cristo non è ciò che dico di Lui ma ciò che vivo di Lui. Cristo non è le mie parole, ma ciò che di Lui arde in me. La verità è ciò che arde (Ch. Bobin). Mani e parole e cuore che ardono.

In ogni caso, la risposta a quella domanda di Gesù deve contenere, almeno implicitamente, l’aggettivo possessivo “mio”, come Tommaso a Pasqua: Mio Signore e mio Dio. Un “mio” che non indichi possesso, ma passione; non appropriazione ma appartenenza: mio Signore.

Mio, come lo è il respiro e, senza, non vivrei. Mio, come lo è il cuore e, senza, non sarei. 

Volete sapere davvero qualcosa di me, dice Gesù, e al tempo stesso qualcosa di voi? Vi dò un appuntamento: un uomo in croce. Uno che è posto in alto. Prima ancora, giovedì, l’appuntamento di Cristo sarà un altro: uno che è posto in basso. Che cinge un asciugamano e si china a lavare i piedi ai suoi. Ha ragione Paolo: il cristianesimo è scandalo e follia… Il sogno di Dio non è uno sterminato corteo di uomini donne e bambini ciascuno con la sua croce sulla spalla. Ma di gente incamminata verso una vita buona, lieta e creativa. Una vita che costa un prezzo tenace di impegno e di perseveranza. Ma anche un prezzo dolce, di luce: Il terzo giorno risorgerà! (Padre Ermes Ronchi)

 

Ma veniamo alla domanda seria posta a ciascuno di noi da questa pagina evangelica: ho veramente questa conoscenza di Gesù? Lo vedo e lo sento come fondamento della mia vita? Gesù è veramente per me l’icona, l’immagine in cui contemplo il Dio invisibile (cf. Col 1,15)? Lo sento come una presenza sempre accanto a me, che trasforma e riplasma la mia vita ogni giorno? Il rischio è sempre quello di essere cattolici nell’ortodossia della fede, persone che conoscono e recitano formule, che cantano il “Credo”, ma poi non lasciano che Gesù sia il Kýrios, il Signore della loro vita: ortodossi nella fede ma senza obbedienza a Gesù Cristo! Ci sono invece uomini e donne che dicono appena: “Gesù era buono”; che non osano neanche affermare che è la seconda persona della santissima Trinità; che non osano pensarlo con le formule del “Credo”… eppure lo lasciano entrare nella loro vita e lo lasciano regnare in essa con il suo Vangelo. Meglio costoro di certi cristiani ortodossi quanto alla confessione di fede, ma che non vivono nessuna relazione con Gesù e si illudono di viverla con Dio. (Monastero di Bose)

 

La fede è sostanzialmente diffidare di sè, aderire a Cristo, spegnere il nostro ego cialtrone, chiacchierone e millantatore, e anche la nostra bontà da quattro soldi. Fare spazio a Dio. Quando uno ha incontrato davvero Gesù diventa credibile e il cristianesimo allora non è più una dottrina, ma una somiglianza.E’ così. Solo così è possibile una vera evangelizzazione. (Papa Francesco)

Amici nell’amico

Anche se la presenza di Dio non è sempre stata chiara e trasparente nella mia vita ho sempre sentito – anche nei momenti più tragici della mia esistenza – la nostalgia del suo volto.

Quante volte, sulle orme del convertito al cattolicesimo John Henry Newman, così ho pregato:

Conducimi, o dolce Luce,

attraverso le tenebre che mi circondano,

Conducimi, Signore, sempre più avanti!

la notte come di inchiostro e io sono lontano da casa-

Conducimi, Signore sempre più avanti!

Custodisci i miei passi: io non chiedo di vedere già ciò che c’è laggiù, avanti:

mi basta fare un solo passo alla volta; è abbastanza per me.

Non sono sempre stato così. E non ti ho sempre pregato perché tu mi conducessi, Signore sempre più avanti.

Amavo i giorni di gloria e, nonostante le mie paure,

l’orgoglio guidava la mia volontà.

Non ricordarti degli anni passati…

La tua bontà mi ha largamente benedetto e ancora essa

mi condurrà, Signore, sempre più avanti!

Attraverso il deserto o attraverso la palude,

sulle rocce taglienti e sull’acqua del torrente,

finché questa notte sia passata e, nel mattino,

possa vedere sorridere visi d’angeli.

Conducimi, dolce Luce,

Conducimi, Signore sempre più avanti!

 

La preghiera è stata per me lo strumento e la fonte che ha attivato la circolazione di energie umane e divine, il presupposto fondamentale che un po’ alla volta ha coinvolto tanti amici con i quali ho creato varie comunità, sparse in diversi angoli della terra.

Non esito a dire che dei tanti amici da me incontrati sono rimasti effettivamente uniti alla mia esistenza, ed io alla loro, solo quelli che con me hanno condiviso valori intellettuali, affettivi e morali, in un armonico connubio tra Fede e opere di giustizia.

I pilastri sui quali puoi creare comunità sono i seguenti:

La ricerca dell’amore (di Dio-Amore), alimentato dal silenzio, dallo studio della parola, dalla sete di verità;

La scommessa sulla preghiera, percepita anche nel suo valore terapeutico: i mantra (piccole frasi ripetute a ritmo del respiro, ad es.: “Signore mio, Dio mio”, “Signore, pietà” …) liberano la mente e il cuore dagli affanni e permettono alla persona di stare meglio anche fisicamente, curata dall’Amore;

La formazione della coscienza all’ascolto di Dio, nella costante meditazione della parola, nella lettura dei libri scritti bene e costruttivi, non disfattisti o violenti, nella familiarità con un maestro di vita, che l’esperienza d’Amore;

L’aiuto reciproco nella correzione fraterna, mostrando all’amico la strada giusta, mettendolo in guardia Quando sbaglia incoraggiandolo quando intraprende le vie dell’Amore;

Il piacere di programmare qualche cosa assieme e trovare sbocchi affinché le nostre energie possano circolare a vantaggio di quanti sono meno fortunati di noi, perché non credono, non hanno amici, non hanno il pane… il pane quotidiano e quel pane del quale ciascuno di noi ha bisogno al pari dell’aria che ci permette di stare in vita: l’Amore. (Valentino Salvoldi, Vivere…se questo basta)

A voi inquieti di Dio 

E ora, visto che mi sono messo ad assicurare preghiere un po’ per tutti,

vorrei rivolgermi anche a voi che,

pur non essendovi mai allontanati da Dio,

non riuscite ugualmente a trovargli posto nella vostra vita.

Per sé parrebbe un controsenso.

Perché Dio è la fontana della Pace,

e chi si lascia da lui possedere non può soffrire i morsi dell’inquietudine.

Però sta di fatto che, o per difetto di affido alla sua volontà,

o per eccesso di calcolo sulle proprie forze,

o per uno squilibrio di rapporti tra debolezza e speranza,

o chi sa per quale misterioso disegno,

è tutt’altro che rara la coesistenza di Dio con l’insoddisfazione cronica dello spirito.

Mi rivolgo perciò a voi, icone sacre dell’irrequietezza,

per dirvi che un piccolo segreto di pace ce l’avrei anch’io da confidarvelo.

A voi, per i quali il fardello più pesante che dovete trascinare siete voi stessi.

A voi, che non sapete accettarvi e vi crogiolate nelle fantasie di un vivere diverso.

A voi, che fareste pazzie per tornare indietro nel tempo e dare un’altra piega all’esistenza.

A voi, che ripercorrete il passato per riesaminare mille volte gli snodi fatali delle scelte che oggi rifiutate.

A voi, che avete il corpo qui, ma l’anima ce l’avete altrove.

A voi, che avete imparato tutte le astuzie del «bluff» perché sapete che anche gli altri si sono accorti della vostra perenne scontentezza, ma non volete farla pesare su nessuno e la mascherate con un sorriso quando, invece, dentro vi sentite morire.

A voi, che trovate sempre da brontolare su tutto,

e non ve ne va mai a genio una,

e non c’è bicchiere d’acqua limpida che non abbia il suo fondiglio di detriti.

A tutti voi voglio ripetere: non abbiate paura.

La sorgente di quella pace, che state inseguendo da una vita,

mormora freschissima dietro la siepe delle rimembranze presso cui vi siete seduti.

Non importa che, a berne, non siate voi.

Per adesso, almeno.

Ma se solo siete capaci di indicare agli altri la fontana,

avrete dato alla vostra vita il contrassegno della riuscita più piena.

Perché la vostra inquietudine interiore si trasfigurerà in «prezzo da pagare» per garantire la pace degli altri.

O, se volete, non sarà più sete di «cose altre», ma bisogno di quel «totalmente Altro» che, solo,

può estinguere ogni ansia di felicità.

Vi auguro che stasera, prima di andare a dormire,

abbiate la forza di ripetere con gioia le parole di Agostino, vostro caposcuola:

«O Signore, tu ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te».

Buona notte.

don Tonino Bello

 

Per la preghiera personale

Ecco un altro «cantico nuovo», perfetto e glorioso, al Signore re e giudice, le cui sette qualità fondamentali si chiamano meraviglia, vittoria, salvezza, giustizia, amore, lealtà, rettitudine. Il canto nasce da un coro e da un’orchestra straordinari. Non sono solo i fedeli che, accompagnati dagli strumenti del culto nel Tempio (arpe, trombe, cetre), acclamano davanti al Re e Signore. Al coro partecipano anche tutte le creature: c’è il mare che romba, c’è la terraferma con tutti i suoi abitanti, ci sono i fiumi che con le loro ramificazioni a braccia sembrano mani che applaudono, mentre gli echi delle valli e dei monti creano suoni fondi e prolungati. L ‘ingresso del Signore nel mondo e nella storia provoca un sussulto di felicità in tutti e in tutto. È questa l”‘utopia” della Bibbia, è il credere in un mondo che canti perché Dio è in mezzo alle sue creature e non è scomunicato con la ribellione dell’orgoglio e dell’ingiustizia.

Salmo97(98)
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto prodigi.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha manifestato la sua salvezza,
agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa di Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la salvezza del nostro Dio.
Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia.

Cantate inni al Signore con l’arpa,
con l’arpa e con suono melodioso;
con la tromba e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.

Frema il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne

Davanti al Signore che viene,
che viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.

Dossologia (esclamazione di lode)
Ecco, il tempo, il suo tempo è compiuto, ora il regno di Dio è vicino: convertitevi a Cristo e cantate, con la vita rendetegli la gloria.

Preghiera
Padre, tutta la terra ti innalzi un canto nuovo per le meraviglie che continui a operare nella creazione e nella storia:

la lode che anche noi ti innalziamo per il tuo Figlio,

fattosi tua rivelazione nei secoli,

ci sia pegno di esultanza per il giorno senza fine.

Amen.

Testo accompagnatorio
Egli è nella nube distesa sul solco nero. Egli è nel raggio che ferisce la nube acutissima lama tra onda che nasce e onda che muore. Egli è nel cuore della pietra e dentro la conchiglia del mare. Egli è la voce del bosco al mattino e luce che inonda le vigne e vento ondeggiante sul grano.

Egli è la gioia serale nel canto azzurro di allodole nelle risa dei bimbi sul prato.

Tutto il giorno in cammino a donare gioia alle cerve alle rondini in volo su torrenti e valli.

O selve, battete le mani quando lo vedete passare: sandali porta di pellegrino o come ortolano vestito o con sacco di mendicante. Nel giardino lo attende la notte alla porta sempre socchiusa. E non viene, ne si lascia toccare. Nessuno nessuno degli amori lo sazia. Al balcone mi lascia un fiore una goccia di sangue e poi solo nella grande pianura… [David Maria Turoldo]

 

APPROFONDIMENTO Gesù di Nazaret